Over Trek

Un semplice Blog in cui parlerò di tutto quello che mi va a genio in un determinato momento della mia vita.

aprile 25, 2006

Last.fm

E' da un pò che vedevo alcuni conoscenti parlare di Last.fm, un sito nel quale ogni utente registrato ha una sua track list che memorizza canzoni e gruppi musicali, stilando una sorta di classifica di quelle più ascoltate. Non è che sia qualcosa di particolare, poichè basta un semplice lettore audio che te la fa pure lui (es. iTunes, Windows Media Player, Winamp), ma l'idea è carina, visto che si può vedere cosa ascoltano gli altri (anche in tempo reale), e si conoscono sempre nuovi gruppi. Oltretutto, in base al tipo di musica che uno ascolta, il sito consiglia in automatico cosa ascoltare d'altro e che libri leggere (sempre relativi alla musica ascoltata).


Il mio nick su Last.fm è hush-hush. Le ultime canzoni che ho sentito potete vederle in basso nell'indice del blog, dove ho inserito un codice che il servizio permette di pubblicare su fonti alternative (es. blog, siti, etc ... ). Per quanto riguarda il mio profilo il link è questo qui.

Buon ascolto a tutti.
Il biglietto per il futuro è sempre bianco.

aprile 23, 2006

Blood Sugar Sex Magik


Beh, che dire di quest'album?! Sicuramente quello che ha lanciato i Red Hot Chili Peppers sulla cresta del successo. Quinta fatica della band californiana, formata da Kiedis (voce), Flea (basso), Frusciante (chitarra), Smith (batteria), nonchè primo album con la casa discografica Warner Bros, datato 1991. Questo album non ha un genere di riferimento, ma è un'insieme di generi musicali: dal funk, al pop, al rock, al punk, persino alla prima sperimentazione di crossover. 17 tracce ad alto voltaggio, in cui si sente tutta la carica del gruppo.
  1. The Power Of Equality - 4:00
  2. If You Have To Ask - 4:11
  3. Breaking The Girl - 5:03
  4. Funky Monks - 5:22
  5. Suck My Kiss - 3:35
  6. I Could Have Lied - 4:10
  7. Mellowship Slinky In B Major - 4:00
  8. The Righteous And The Wicked - 4:05
  9. Give It Away - 4:45
  10. Blood Sugar Sex Magik - 4:31
  11. Under The Bridge - 4:34
  12. Naked In The Rain - 4:30
  13. Apache Rose Peacock - 4:43
  14. The Greeting Song - 3:14
  15. My Lovely Man - 4:45
  16. Sir Psycho Sexy - 8:24
  17. They're Red Hot - 1:44

Si parte dal funk di The Power Of Equality, a If You Have To Ask nella quale si può gustare un breve assolo di Frusciante nel minuto finale della canzone (tendenzialmente melodica). Terzo pezzo è Breaking The Girl, molto californiano, in cui si avverte un pò di nostalgia dalla voce di Kiedis che racconta di come ha deluso una ragazza per colpa di come è stato tirato su dal padre, il quale gli ha trasmesso il puro e semplice desiderio sessuale. Più o meno simile è anche Funky Monks nel quale, a tratti, in un esubero di chitarra, Kiedis sembra affrontare le tristi vicissitudini di rapporti occasionali dicendo, come da titolo, che al mondo non ci sono santi e tutti posso sbagliare, l'importante è essere onesti. Sempre tra esuberi sessuali si arriva a Suck My Kiss, il pezzo crossover (genere fino a quel momento inesistente) dell'album in una bella combinazione Frusciante, Flea, Smith.
Sesta traccia è I Could Have Lied, a tratti straziante, che sa molto di canzone suonata in solitudine su una spiaggia della California, nella quale Frusciante esibisce tutta la sua maestria in un assolo finale convincente. Ed ecco che con Mellowship Slinky In B Major e The Righteous And The Wicked si approda al pop/funk, fino al funk più duro di Give It Away, una delle colonne portanti del disco, nella quale Kiedis fornisce un'interessante prestazione vocale, un funk-rap che solo lui poteva tirare fuori. Con Blood Sugar Sex Magik, traccia che da il titolo all'album, Kiedis, accompagnato da una iniziale distorsione vocale, esprime tutta la magia e l'euforia, nonchè il piacere umano della carne.
Undicesimo pezzo, nonchè il più significativo di tutto l'album, composizione di maggior successo dei Red Hot, Under The Bridge si consacra come una delle più belle e toccanti canzoni rock del decennio. Con essa Anthony ricorda la sua vita stupidamente segnata dalla droga.
Si arriva ad una Naked In The Rain in cui Flea può far sentire tutta la sua bravura con il basso, nella quale si esalta la libertà a discapito degli schemi sociali con i quali si ad operare una rottura. Piacevolissimo il funk/rock musicale di Apache Rose Peakock, uno dei pezzi che più si avvicina al ritmo di Californication (album del 1999).
Sembrano stiano per spegnersi ... ma non è così. Con un colpo di energia i Red fanno assaporare all'ascoltatore un rock movimentato intitolato The Greeting Song, in cui Smith suona in maniera pulitissima per tutto il brano, accompagnato da un piacevole Flea. Con My Lovely Man i ragazzi si ritrovano a far sentire il dolore che provano dinnanzi alla perdita del chitarrista Hillel Slovak, fondatore con Kiedis, Flea e Jack Irons del gruppo; un pezzo davvero commovente.
Negli otto minuti della volgare Sir Psycho Sexy si ode un funk a tratti psichedelico, con alcuni ritornelli e distorsioni vocali. Per finire si conclude con They're Red Hot, pezzo ideato da Robert Johnson che viene stravolto in un rapidissimo funk-punk, che fa da chiusura all'album.

Ed ecco cos'è Blood Sugar Sex Magik, quello che considero l'album più bello dei Red Hot Chili Peppers, seguito a ruota da Californication. Per il resto siamo lì lì, fino al più commerciale By The Way che sembra aver disperso l'essenza del gruppo. Fortunatamente Frusciante, dopo l'abbandono nel 1992, è tornato a fare parte della band, garantendogli ancora successo. Adesso, precisamente il 5 Maggio, uscirà Stadium Arcadium, l'ultimo lavoro di Kiedis &co. in un doppio album attesissimo che dall'anticipo fornitoci dal single Dani California sembra far promettere davvero bene, sperando in un successo come il qui descritto disco.

Blood Sugar Sex Magik è sicuramente uno dei dieci album più belli che abbia mai sentito, perciò ve lo consiglio davvero di cuore, soprattutto per sentire quella vena funk/rock anima della California, che i Red sanno rendere al meglio, la quale ha influenzato molti artisti del ventesimo secolo.
Il biglietto per il futuro è sempre bianco.

Imola: Schumi trionfa

Oggi, Domenica 23 Aprile 2006, dopo più di un anno di astinenza dal primo posto irridato sul podio, la Ferrari di Michael Schumacher è tornata sul gradino più alto del podio, in una gara ad alta tensione.

Dopo un week-end molto buono, nel quale il campione tedesco ha conquistato la pole position, alla Rossa di Maranello non restava che vincere. Più facile a dirsi che a farsi.
Dopo una partenza scoppiettante, nella quale Michael ha distaccato di un paio di secondi Janson Button, Felipe Massa, Fernando Alonso e gli altri a seguire, la gara della Ferrari sembrava tutta in discesa data la difficoltà dei rivali nel stargli dietro. Al primo pit stop M. Schumacher aveva un vantaggio di ben 12s sullo spagnolo della Renault, in seconda posizione. In una seconda parte di gara palpitante, ha avuto inizio la rimonta di Alonso che guadagna la bellezza di un 1s 30' a giro, finchè non si è ritrovato al posteriore della Rossa numero 5. Ecco che ha avuto inizio il testa-testa tra i due campioni, già proposto l'anno scorso con posizioni invertite. Con grande padronanza della pista, esperienza e la giusta attenzione, ma soprattutto favorito dal fatto che ad Imola i sorpassi sono difficilissimi, Michael ha conservato la sua prima posizione. Anche dopo il secondo pit stop, per un paio di decimi di secondo, Fernando non ha potuto fare altro che tentare di innervosire il rivale facendosi vedere nei suoi specchietti. Ciò non è bastato allo riundo per conquistare la prima (e forse meritata per prestazioni della macchina) piazza.

Anche se ad un certo punto (tra il primo pit stop di Michael Schumacher e l'aggancio di Alonso) mi stavo un pò annoiando, come quasi immaginabile in un circuito come Imola, la gara si è fatta davvero interessante e sono stato con gli occhi incollati allo schermo. Ho visto moltissimi gran premi per molti anni e questo è sicuramente uno dei più tesi, almeno per il pilota in testa che si è dovuto difendere per metà gara. Il risultato finale mi aggrada, anche perchè Schumacher lo stimo come pilota e tutto sommato mi è sempre piaciuto, e poi perchè speravo che l'avanzata dello spagnolo fosse almeno per una gara interrotta. Tuttavia il mio sostegno va solo ed unicamente al filandese della McLaren, Kimi Raikkonen, quello che penso sia il più forte (dopo Schumacher) della Formula 1 anche se per sfiga e una macchina al momento non al massimo, non riesce a dire la sua; lo dimostra la quinta posizione di oggi.

Prossimo appuntamento al gran premio d'Europa tra 15 giorni. Se ne vedranno sicuramente della belle.
Il biglietto per il futuro è sempre bianco.

aprile 20, 2006

Pale Cocoon

Recentemente (oggi) ho visionato un'Anime che avevo tra i cluster dell'hard disk da un bel pezzo. Si tratta di Pale Cocoon, un piccolo gioiello d'animazione della durata di 22 minuti prodotto da Yoshiura Yasuhiro in più di un anno di lavoro.

Sono trascorsi molti secoli da quando l'umanità viveva tra verdi prati, acque cristalline ed un cielo blu speranza. Ora è rintanata in una struttura metallica artificiale, che la ingrettisce e la opprime sempre più. Il pianeta Terra appare come un vecchio e lontano ricordo ...
Ura è un giovane archeologo digitale, che si occupa di montare sequenze binarie di 0 e 1 relative alle memorie passate. In uno scenario deprimente, egli rimane letteralmente ammagliato dal fascino di come una volta era "la casa" dell'uomo. Assieme a lui c'è Riko, anch'essa giovane archeologa, che trascorre buona parte del tempo sdraiata su una grata a fissare la scura struttura che li ospita, quasi come se cercasse uno spiraglio che vada oltre quelle finte mura. Affranta nel vedere ciò che una volta era ma che non potrà avere mai, Rika si rassegna al suo triste destino, diversamente da come fa Ura, unico uomo ancora invogliato a vedere le memorie di un tempo.

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Non è facile descrivere a parole Pale Cocoon; oltretutto questo che ho riportato è solo un piccolo strascico personale di trama, di per sè molto breve ma davvero intenso. Quest'Anime spezza nettamente i canoni dell'animazione nipponica moderna, in quanto non si profila come opera fine a se stessa, ma agli ideali che vuole far emergere. Non propone nulla di nuovo, ma questo "nulla di nuovo" è reso in maniera eccelsa, stupefacente. Praticamente l'Anime vuole farci aprire gli occhi dinnanzi alla nostra esistenza. Viviamo in un'epoca in cui il digitale e l'artificiale sono parte integranti del Primo Mondo, in cui le persone vivono secondo ritmi frenetici, molti sono disinlusi e non riescono a trovare niente di buono che li soddisfi. Bene, Pale Cocoon ci propone di aprire gli occhi e guardarci attorno; ammirare la magneficenza del nostro pianeta, la pura e primordiale bellezza che ne traspira; Pale Cocoon ci dice chiaramente di fermarci e ritrovare noi stessi, ritrovare l'uomo di un tempo che viveva in armonia con la Terra e da essa dipendeva.

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Tutto questo non è sicuramente cosa da poco, soprattutto (come ripeto) per come è reso il prodotto. Non sto a fare una descrizione del livello dell'animazione, dei personaggi o quant'altro perchè leggerlo così non renderebbe giustizia all'intensità emotiva del breve OAV. Gli spunti sono ben noti: Asimov, 2001 Nights, la vecchia Fantascienza, etc ... Davvero una visionatura che vi consiglio, soprattutto per un finale a priori scontato ma realizzato divinamente.

Chiudo ponendomi una domanda, che vorrei rivolgere anche a quei pochi che leggono il post. Cosa stiamo diventando, noi uomini? Cosa siamo diventati in più di 4000 anni di storia? Forse persone al servizio del tempo e delle macchine? Ed il resto dov'è? Chi siamo realmente?
Il biglietto per il futuro è sempre bianco.

The Da Vinci Code: Quest on Google


Si intitola "The Da Vinci Code: Quest on Google", è online da lunedì mattina e può essere giocato direttamente dalla homepage del motore di ricerca di Mountain View. Ma non è un videogioco convenzionale. "Quest on Google" è quello che si definisce un Alternate Reality Game, ovvero un gioco che ricrea una realtà alternativa, come quella di un romanzo, da vivere a metà tra il "mondo di gioco" e il mondo esterno. In questo caso, la vicenda è un mistero in puro stile Dan Brown, e i luoghi da esplorare per venirne a capo sono la homepage (personalizzata) di Google e la grande Rete.

Sviluppato da Columbia Tristar per promuovere l'adattamento cinematografico del romanzo, in uscita il prossimo 19 maggio, il gioco proporrà, per ventiquattro giorni dal 17 aprile, una serie di enigmi logici e visivi in linea con le vicende narrate nel Codice da Vinci, da risolvere, in alcuni casi, navigando in rete e raccogliendo gli indizi disseminati dagli ideatori. Un piccolo universo ludico alternativo, come si conviene al genere, fatto di puzzle più o meno convenzionali, siti web costruiti ad hoc, testi e immagini da interpretare, come in un vero e proprio gioco investigativo online.



Il prossimo 11 maggio, per i primi diecimila giocatori che avranno risolto tutti i ventiquattro enigmi, uno al giorno, si aprirà l'accesso alla fase finale. Per gli utenti italiani, però, nessun premio in vista, dato che il concorso è riservato ai residenti negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia. Ma la risoluzione dei puzzle rimane aperta a tutti. E, inutile dirlo, in rete hanno già esordito i primi siti dedicati su cui scambiarsi suggerimenti e soluzioni. Appoggiandosi alla homepage di Google, "Quest on Google" può contare su un target di giocatori senza precedenti per un Alternate Reality Game (ARG). Una consacrazione, a suo modo, per un fenomeno esploso negli ultimi anni e che rappresenta oggi un nuovo modo di fare promozione online, a metà tra l'advergaming (il videogioco pubblicitario) e il marketing virale.
Il biglietto per il futuro è sempre bianco.

aprile 19, 2006

Un telescopio cerca alieni

Usa: andrà a caccia di tracce luminose

Inizia una nuova era per il programma Seti (Search for Extraterrestrial Intelligence). Grazie al primo telescopio ottico dedicato alla ricerca di tracce visibili di civiltà aliene, presto gli scienziati americani potranno utilizzare un'arma più efficace per passare al setaccio l'universo a caccia di extraterrestri. Installato presso il Centro Smithsonian per l'Astrofisica all'osservatorio Oak Ridhe, lo speciale occhio sviluppato dall'osservatorio di Harvard ha uno specchio dal diametro di 1,8 metri ed è in grado di analizzare l'intera Via Lattea nell'arco di un anno.

Nello specifico, il progetto prende spunto dall'ipotesi avanzata da alcuni esperti, secondo cui le popolazioni aliene userebbero dei segnali luminosi per comunicare. "Inviare segnali luminosi nell'universo - ha osservato il responsabile del progetto, Bruce Betts - potrebbe essere il modo più logico per raggiungere gli extraterrestri. Finora non siamo riusciti a captare nulla, perché male equipaggiati a ricevere qualsiasi tipo di segnale".

Dagli anni '60 gli astronomi utilizzano i radiotelescopi in cerca di segnali radio inviati da forme di intelligenza aliena, ma secondo altri scienziati sarebbe invece possibile che le civiltà aliene si servano di fasci di luce per comunicare. La luce visibile può infatti formare raggi molto brillanti, essere incredibilmente intensa, e con le sue alte frequenze trasportare grandi quantità di informazioni. Usando la nostra attuale tecnologia, si può già emettere un raggio di luce, brillante e ben diretto, come quello di un laser, 10mila volte luminoso, come le nostre stelle, per un breve istante ed essere quindi osservati anche da distanze enormi.


"Con questo nuovo sistema siamo in grado di realizzare un trilione di misure al secondo - ha spiegato Paul Horowitz, dell'università di Harvard - ed espandere di 100.000 volte la copertura del cielo rispetto alle nostre precedenti ricerche ottiche. Il telescopio può fare la scansione delle strisce luminose nel cielo, servendosi di una macchina fotografica costruita su misura, contenente una serie di segnalatori in grado di rilevare un miliardo di flash di luce al secondo".
Il biglietto per il futuro è sempre bianco.

aprile 17, 2006

I ragazzi del ventesimo secolo

Come avevo anticipato giorni or sono, ho intrapreso lentamente la via delle letture di qualità, di quei fumetti che si distaccano dagli altri per consistenza e bellezza sopraffina. E con i Rolling Stone in sottofondo musicale (quale non più indicato?!), vedrò di recensire, come forse alcuni avranno già potuto intuire dal titolo, una delle opere più belle di Naoki Urasawa ...

20th Century Boys


Questo titolo molto accattivante non tutti sanno che è tratto da una canzone dei Tyrannosaurus Rex, il gruppo musicale anni '60 fondato da Marc Bolan, assieme a Steve Peregrin Took e John Peel, successivamente abbreviato in T-Rex (per maggiori informazione vi rimando a questo sito). Questo Manga, pubblicato in Giappone sulla testata Big Comic Spirits, ed editto in Italia dalla Panini Comics, è uno dei più acclamati ed apprezzati fumetti al mondo. La maestria con la quale Urasawa narra le vicende di Kenji &co. è propria solo di uno capace di costruire trame davvero complesse, ricche di salti temporali, ove gli aspetti psicologici dei personaggi vengono esaltati ai massi livelli e le atmosfere mai trascurate.
Questo è 20th Century Boys, un concentrato di saggezza narrativa che coloro che snobbano i fumetti dovranno fare testo che c'è del buono anche in questo mondo del bianco e nero.



In un formato davvero congeniale, di 13x18, assortito di sovraccopertina, con oltre 190 pag. a volume, al prezzo di 7,00 €, dal 2002 la Panini Comics ha proposto al mercato italiano (esclusivamente quello di librerie specializzate e fumetterie) questo must narrativo.

Ma vi chiederete di cosa tratta questa serie?! Una breve trama dell'opera è il modo migliore per farvi incuriosire a dovere ...
Anno 1968: un gruppo di ragazzini come tanti, che lentamente stava scoprendo il mondo, giocava a costruirsi una base segreta e a salvare l'umanità dai cattivi. Per identificarsi come veri amici questi ragazzi idearono un simbolo a forma di occhio con all'interno una mano indicizzata verso il cielo.
Anno 1997: protagonista principale della storia è Kenji Endo, uno di quei ragazzini tra i quali spiccava per esuberanza e voglia di fare, che ora amministra un piccolo spaccio aperto 24 ore, al posto del vecchio negozio di alcolici di famiglia. Oltre alle incessanti prediche della madre, il nostro è costretto ad occuparsi della piccola Kana, la figlia di sua sorella lasciatagli misteriosamente a tempo indeterminato. La sua vita da single è scombussolata alla notizia della morte di un compagno d’infanzia, Donkey, che sembra essersi suicidato gettandosi dal tetto della scuola dove insegnava. Una morte sospetta, che spinge Kenji a cercarne i motivi, iniziando un viaggio temporale a ritroso, nel quale rispolvererà la sua infanzia assieme ai suoi vecchi amici, che conduce a una misteriosa setta guidata dall' "Amico", il cui fine è la distruzione del genere umano.
All'inizio del ventunesimo secolo un gruppo di persone viene acclamata dall'ONU come coloro che anno salvato il mondo.



Allora che ve ne pare? Beh, i palati più sopraffini non posso di certo farselo sfuggire. Come già preannunciato, sono presenti davvero molti flashback che rendono il ritmo della narrazione molto dinamico e travagliato. Partendo dall'infanzia di questo gruppo di ragazzini, si arriva al '97 epoca in cui la setta dell' "Amico" inizia a farsi conoscere al mondo, e periodo nel quale la vita di Kenji subirà un taglio radicale. Attualmente la Panini ha già pubblicato 19 volumi e dal Giappone i segnali sembrano ben lungi da far intendere una conclusione a breve dell'opera.
Il biglietto per il futuro è sempre bianco.

aprile 13, 2006

Ecco che ritornano...

Ma porca loca, all'improvviso me li ritrovo tra i timpani sti segaioli, eppure non posso farne a meno. Ma dico io ... fino a oggi pomeriggio, per quasi sei mesi, ne avevo fatto a meno, sostenendo che i Social Distortion rullano di più, sono più musicali e altre balle varie. Poi mi sento un macello di canzoni di altri generi, che non hanno nulla a che spartire con ste checchine; e te pareva che mia cugina, si proprio lei, una loro fan sfegatata che sa pure quanti grammi di erba si fumano al giorno, mi deve proprio fare ricadere in questo vizzio.

Già perchè adesso che li riascolto con molta più calma, ritrovo nuovamente questo spirito che anima la musica e che fa ribollire il sangue nelle mie vene; riscopro di nuova la vitalità cancellatami da quei fricchettoni dei Radiohead.

E vabbè pace, si vede che era proprio destino ... io da sti qui, in fin dei conti, non posso prescindere e non posso più dire che sono un gruppo come tanti perchè non faccio altro che raccontare un sacco di cazzate a me stesso. Imho, se ritorna ai vecchi ascolti.
Give me something that I need
Satisfaction guarantee to you
Bacause I'm thinking about
A brand new hope
The one I've never know
'Cause now I know
It's all that I wanted

Green Day - "Macy's Day Parade"


Il biglietto per il futuro è sempre bianco.

aprile 10, 2006

Hunter X Hunter

Ho letto oggi il primo numero della serie Hunter X Hunter, la più recente delle opere di Yoshiro Togashi, attualemente pubblicata dalla Planet Manga al modico prezzo di 3,50 € a volume. Avanzare un confronto diretto con Yu Yu Hakusho mi sembra azzardato, anche stabilire quale dei due è migliore poichè mi ricordo benissimo che le prime puntate di Yu non mi dicevano moltissimo ma è decisamente diventato meraviglioso con il tempo.


Dunque preso come Manga il primo volume mi pare un prodotto normale, senza eccessi, poco disegnato e se fatto lo è per lo più di fretta (scarsi fondali, molto bianco, pochi dettagli, scene rapide e ritmo incalzante). La storia è carina, tipica di uno shonen, interessante nel suo genere.

La cosa che ho notato da subito è la somiglianza tra Kuwabara/Leolio, Kurama/Kurapika, Hiei/Killua, Yusuke/Gon che è disarmante. Con le varie differenze che li distinguono, in fondo sembrano la stessa anima. Quando Leolio dice " ... voglio diventare cacciatore per i soldi, così potrò studiare chirurgia ... " mi ha ricordato la parte finale di Yu nella quale Kuwabara vuole essere ammesso all'università dopo le superiori, ma al contempo anche gli atteggiamenti stupidotti.
Kurapika è un calcolatore come Kurama, votato all'aspetto intellettivo; sotto sotto sembra anche lui una belva come il buon Yoko ... lo si capisce quando dice " ... spero che l'ira che provo non mi abbandoni ... ".
Killua è forse meno somigliante all'alter-ego in Yu degli altri ma comunque credo che con il tempo diventerà un "piccolo" Hiei. Tra tutti è quello che più mi ha affascinato.
Non si può certo dire che il buon Gon assomiglia a quel testone di un rissoso che è Yusuke, ma in fondo in loro c'è lo stesso livello di ingenuità e lo stesso livello di capacità innate (le chiamo così non per riferirmi a Naruto ma perchè il termini conviene bene) che li rende interessanti. Il più intraprendente di tutti ed allo stesso tempo il più impulsivo. Più che Yusuke mi ricorda Rufy, ma non credo che Togashi rimandi l'aspetto del suo personaggio a quello del buon pirata.

Proverò sicuramente a leggere almeno altri due volumi, giusto per vedere com'è la storia ma più che altro per cercare di colmare la nostalgia che Yu Yu Hakusho ha lasciato nel mio cuore.
Il biglietto per il futuro è sempre bianco.

aprile 09, 2006

I Sette Samurai

I Sette Samurai ~ Shichinin no Samurai è sicuramente uno, se non "il", tra i film più significativi che hanno appunto come tema centrale i samurai, ossia dei guerrieri del Giappone feudale che seguivano un rigido codice d'onore nel quale si professavano risolutezza, coraggio, amore verso l'umanità, disciplina, sincerità, onore e lealtà. Queste figure devono il loro nome al verbo «saburau», che etimologicamente significa "stare in guardia" o "uomo che serve", ovvero da un lato la diffidenza più totale verso il nemico, dall'altra colui che dona i proprio servigi a qualcuno, generalmente un daimyō.


La pellicola, in bianco e nero, è datata 1954 realizzata dal rinnomato registra nipponico Akira Kurosawa, con la partecipazione di Toshirō Mifune e Takashi Shimura. La prima versione del film è della durata di 160' minuti, seguita da una restaurazione che di minuti ne ha ben 193'. Questo film, storico, drammatico ma soprattutto d'azione, ambientato nella seconda metà del 1500, piena epoca Sengoku, narra le disavventure di un gruppo di contadini costretti a subire le continue incursioni di briganti che saccheggiano il loro povero villaggio, stuprano le loro donne e mettono sotto sopra ogni cosa che trovano. Un giorno uno di loro sente che questi sarebbero ritornati al prossimo ciclo di raccolta per impossessarsi nuovamente dei loro beni. Impotenti ed impauriti i contadini chiedono consiglio al loro anziano capovillaggio; durante la discussione uno di loro propone di ingaggiare un gruppo di samurai per proteggerli. Alla fine il capovillaggio decide che quattro contadini si sarebbero recati in città proponendo vitto e riso a samurai disposti a difenderli. L'offerta dei contadini non era sicuramente delle più allettanti ma, dopo continui rifiuti, si imbattono in un'onorevole figura, Kambei Shimada, saggio, forte ed impavido, che accetterà dopo una lunga riflessione la proposta. Proprio Kambei, la mente dell'operazione anti briganti, stabilirà che altri sei samurai dovranno essere assoldati per proteggere al meglio il povero villaggio. A lui si uniranno l'amico Shichiroji, il bontempone Gorobei, il simpatico Heihachi, Kyuzo il maestro di spada ed il giovane Katsushiro.
In sei decidono che è ora di partire alla volta del villaggio, ma sulla strada si unirà a loro un mezzo samurai inizialmente senza nome, chiamato poi Kikuchiyo. Personaggio interpretato dal grande Toshirō Mifune, Kikuchiyo regalerà la miglior interpretazione del film in schech assurdi ma allo stesso tempo molto profondi. Ora al gruppo dei sette non resta che donare la loro spada ai poveri agricoltori nella speranza che la minaccia dei briganti venga scacciata per sempre.

I Sette Samurai è sicuramente uno tra i film più belli e rappresentativi che abbia visto. Questa pellicola effettivamente ha tutti i presupposti per risultare pallosa (b/n, regia giapponese, più di tre ore di nastro, etc.) ma, con grandissimo piacere, si è rivelato il contrario. Una regia assolutamente impeccabile ed un cast favoloso, hanno permesso al maestro Kurosawa di girare forse il film della vita.
Quando ad uno gli si dice, "senti, ci vediamo un film sui samurai" è quasi sicuro che ti risponda "ma è una palla, dai vediamo altro..". Tuttavia l'azione è decisamente incalzante, non mancano le battute e scene divertenti, gran parte delle quali devono il merito ai samurai Kikuchiyo e Heihachi. Pensare che più di 50 anni fa veniva realizzato un lungometraggio di questa portata è davvero spaziale; vedere una pellicola di tale impatto, priva di effetti speciali e "cagate" varie, mi ha fatto piacevolmente riscoprire la bellezza dei film di una volta, quelli che ti facevano venir la pelle d'oca per la loro intensità e la loro profondità e non per milioni di suoni ultramoderni o persone che volano da una parte all'altra dello schermo le quali "giocano" a fare i super eroi.


Totalmente diverso da L'ultimo Samurai, recente pellicola in cui Tom Cruise è l'ultimo di un gruppo di onorevoli samurai impegnati a combattere per mantenere vive le loro origini, contro l'incessante avanzare del progresso occidentale, ma ugualmente meraviglioso. Un film che vi consiglio con il cuore perchè merita davvero. Un film che non si ferma alle apparenze, ma va oltre i risvolti, analizza la piscologia e gli atteggiamenti ad essa legati di persone costrette a lavorare duramente e di uomini che hanno intrapreso la via della spada, rispettose del codice che vige in tale casta, a tal punto di uccidere od essere uccisi. Poco tempo fa ho visto che sulla rivista Ciak, editta dalla Mondadori, lo vendevano in allegato a 9,90 €. Insomma, correte ad acquistarlo o fatevelo prestare perchè merita davvero.

Alla prossima.
Il biglietto per il futuro è sempre bianco.

aprile 06, 2006

Un'amore che svanisce

La sera è l'unico momento della giornata in cui mi faccio un giro nella rete. Sto blog mi ha preso abbastanza, inizia davvero ad incuriosirmi come passatempo.

Il tema di oggi sono gli Anime ed i Manga. Praticamente si tratta, nel primo caso, di cartoni animati prodotti in Giappone e diffusi in gran parte del Mondo, tipo Dragon Ball, Gundam, Lupin , Heidi ... per citarne tra i più conosciuti. I Manga invece sono i classici fumetti giapponesi, che si leggono al contrario, in bianco e nero che tanto hanno fatto discutere per i loro temi a volte poco ortodossi.

Per esperienza personale (oltre 13 anni di visionatura dei primi, ed oltre 4 di lettura dei secondi) posso dire che sono una normalissima forma d'arte davvero molto interessante e con mille sfaccettature. I più, diciamo quelli che il genere l'hanno solo sentito nominare, collegano la parola Manga a fumetto pornografico, più conosciuto come Hentai; questo è un grave errore, per lo meno un'assolutizzazione simile è sbagliata. Certo in molte opere non mancano scene di questo tipo, ma in moltissime altre non compaiono neppure. Sono forse la forma d'arte più conosciuta ed apprezzata in Giappone, anche se negli anni '60 (i primi tempi in cui il fenomeno aveva avuto inizio grazie a persone come Osamu Tezuka) hanno avuto non pochi problemi ad imporsi nel mercato interno del paese.

Il primo Anime che vidi non ricordo con la precisione quale fu, forse Saint Seiya, quando veniva ancora trasmesso su una rete locale, quindi quasi 13 anni fa. Sarà perchè da piccolo mi annoiavo davanti ad altri programmi che di conseguenza i cartoni animati erano il mio unico interesse televisivo, Anime e Cartoons (quelli della Disney), che cominciai a farne una "malattia" (in senso buono) quotidiana, protrattasi fino ad oggi che di anni ne ho ben 19. Ci sono state serie indimenticabili che mi hanno letteralmente ammagliato con la loro semplice bellezza, tipo Dragon Ball, Saint Seiya, Rupan Sansei, Rocky Joe, Hokuto no Ken, Heidi, Samurai Tropper, Ranma 1/2, Tiger Mask, Doraemon, Capitan Tsubasa, City Hunter, etc. che fino ad oggi non riesco più a slegarmene. Anche di Manga ne ho letti davvero parecchi, anche se tutto ebbe inizio con Slam Dunk quando seppi che Mtv non avrebbe trasmesso il seguito della serie animata poichè c'erano stati dei problemi di copyright che Inoue non aveva concesso alla Yamato, che lo portarono alla rottura dei rapporti con la sua casa editrice, la Shueisha.

Ho sempre continuato a leggere e vedere, con una certa moderazione, tutto questo materiale che tutt'ora viene prodotto in quantità industiali, come se una macchina avesse messo in moto un mercato che in Italia e non faticava ad ingranare ed ora è ben radicato in quasi tutti i paesi del primo Mondo. Non mi sono mai più chiesto perchè guardo e compro senza smettere quello che posso, come un automa programmato solo per questo, ma è da un pò che qualcosa in me è cambiato. Appena mi sono accorto che il 90% di quello che tutt'oggi viene distribuito al pubblico sono per lo più cazzate mi sono svegliato da questo stato di trans. Già ... senza offesa per nessuno, ma i prodotti di oggi (sempre il solito 90%) non hanno più un briciolo di passione, insegnamenti da trasmettere, emozioni da far provare. Vengono creati solo con l'unico scopo di vendere, tutto ormai è in balia del puro e semplice istinto di mercato.

Cosa mi ha fatto aprire gli occhi? Riprendere alcune vecchie serie tipo Yu Yu Hakusho, Dragon Ball, Rupan Sansei, Slam Dunk, Akira ma anche nuove tipo Beck che mi hanno fatto profondamente riflettere. Per chi spendo tutti questi soldi, o perdo tutto questo tempo? Per le fumetterie e per l'auditel o per me? Beh, buona parte per i primi due, non certo più per me, quasi come se fossi caduto preda di uno stato d'inerzia primordiale. In negativo anche una serie come Sousei No Aquarion mi ha svegliato. Basta con queste stronzate che non hanno un briciolo di dignità ... se devo sprecare le mie giornate preferisco farlo dormendo. E' ora di dare una svolta, certo non abbandonando tutto ma moderandomi enormemente.

Praticamente solo le vecchie serie e pochissime tra le nuove riescono ancora a farmi fremere il cuore, a regalarmi delle sensazioni che mi scuotono l'animo dal profondo. E sono proprio queste le opere che devo seguire con impegno e piacere, mentre tutto il resto può anche andarsene in malora, in preda a voraci collezionisti che spendono continuamente solo per il puro gusto di collezionare. Come detto in precedenza ringrazio soprattutto Yu Yu Hakusho , quindi in primis Yoshihiro Togashi, che mi ha fatto letteralmente risperimentare le vecchie gioei di un tempo, ritoccare con mano quei momenti dove gli Anime mi davano speranze e mi regalavano dei sogni che mi facevano letteralmente fluttuare nell'immaginazione, dove la semplicità ed il carisma, l'energia e il brivido ne facevano da padrone. Grazie grazie grazie, infinite volte grazie per avermi aperto gli occhi.

Il biglietto per il futuro è sempre bianco.

aprile 05, 2006

Questione di musica

Pare che al secondo appuntamento con il blog ci sono arrivato, bene ... meglio che niente. Oggi di cosa parlo?! Musica ...

E' da un mese esatto che mi sono immerso con gran foga in questo Mondo e tutto per cosa? Per un Manga (un fumetto giapponese). Si tratta di Beck: Mongolian Chop Squad, l'opera di punta di Harold Sakuishi. Non è che fino ad un mese fa la musica non l'ascoltassi, tutt'altro ma era per di più derivata da radio o Mtv, quindi più commerciale che altro. Di canzoni nella mia vita ne ho sentite così tante e di così belle che potrei scriverne per un giorno se solo sapessi il titolo di tutte ... Fino a 14 anni, data la mia ex professione di ballerino, sentivo anche sonate che i ragazzi d'oggi non si sognerebbero mai di sentire, quindi diciamo che non ne sono completamente estraneo.

Comunque, con Beck ho iniziato ad interessarmi a tutto quello che viene prima del ventunesimo secolo, quindi dagli anni '70 in poi. In sto mese sono passato dai Doors, dai Velvet Underground, dai Nirvana, dai Radiohead, ad Hansen Beck, fino ai The Killers, per approdare agli Athlete. Quindi da Rock, a musica Alternativa per finire all'Indie. Un bel passaggio no? ... diciamo molto intenso, soprattutto di emozioni.

Ora mi trovo a parlare degli Athlete, il tema di oggi. Magari parlerò poi anche di altri gruppi non menzionati (tra i quali ce ne sono un paio davvero interessanti, tipo i Queen), ma non adesso. Ora voglio spendere due parole su questa band inglese sulla scena mondiale da tre anni, precisamente il 2003, anche se è stata conosciuta dai più soltanto nel 2005 con la trasmissione radiofonica di Wires, uno tra i loro singoli di maggior successo. Il genere, come accennato in precedenza, è simile al brit-pop, anche se è meglio classificabile come Indie Pop, una sorta di musica che ricerca un tasso d'indipendenza (cadenza di Indie) dalle masse. La musica è coinvolgente, la voce di Joel Pott, a tratti sensuale a tratti decisa, è davvero molto apperezzabile.
Riprendono la strumentazione pop/rock ortodossa, in un periodo in cui il digitale ne fa da padrone (anche se questi effetti non mancano). Al loro attivo hanno due album, il primo Vehicles and Animals, composto da 12 tracce, prodotto nel 2003. E' più languido del successivo, più calmo e musicale di Tourist, datato 2005, composto da 11 pezzi.

Vehicles & Animals

1. El Salvador
2. Westside
3. One Million
4. Shake Those Windows
5. Beautiful
6. New Project
7. You Got The Style
8. Vehicles & Animals
9. Out Of Nowhere
10. Dungeness
11. You Know

12. Le Casio

Tourist

1. Chances
2. Half Light
3. Tourist
4. Trading Air
5. Wires
6. If I Found Out
7. Yesterday Threw Everything At Me
8. Street Map
9. Modern Mafia
10. Twenty Four Hours
11. I Love
Entrambi mi piacciono molto, forse più Vehicles & Animals poichè si sente maggiormente uno stile intraprendente e diverso dal solito pop/rock. D'altra parte Tourist è maggiormente rock, meno sperimentazione ma altrattanta bellezza. Tra le varie canzoni consiglio El Salvador, You Got The Style, Half Light, If I Found OutYesterday, Threw Everything At Me.

Spero proprio di sentirli ancora, perchè no con un nuovo album tra qualche mese. Intanto me li gusto e vi saluto. Notte a tutti gli ascoltatori, o meglio i lettori di Over Trek.

Ciao.
Il biglietto per il futuro è sempre bianco.

aprile 04, 2006

Presentazione

Salve a tutti.

E' il mio primo post su Over Trek, il mio blog personale. Premetto che non so quanta gente lo visiterà ma non importa, anche se non ci fosse nessuno a me va bene lo stesso. Non ho deciso di aprire un blog per tendenza del momento, ma solo come uno strumento per parlare di cioè che mi va, quando mi va ... insomma, un modo per perdere tempo in maniera "costruttiva".

Perchè "Over Trek"? Bah, è molto semplice a dire la verità. La parola Trek l'ho presa dal sito Trek Earth (che potete trovare nel Blogroll), un sito nel quale sono pubblicate foto da tutto il mondo; una cosa che mi piace molto. Over è una sorta di superlativo, una parola che vuole accentuare il significato inglese di Trek, ossia Oltre il viaggio.

Come premesso, ogni tanto posterò qualche notizia di qualunque genere, principalmente derivanti dal Mondo, Fumetti, Cultura, Musica, Cinema, etc. ... un pò quello che mi passa per la testa. Posterò anche fotografie raccolte per il web, quelle che maggiormente mi hanno affascinato e, magari, degli interessanti video intravisti qua e là.

Come presentazione mi sembra esaustiva, anche perchè non ho null'altro da aggiungere. Lascio tutto così, in attesa del prossimo post.

Ciao.
Il biglietto per il futuro è sempre bianco.